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Oggi tutti hanno la possibilità di provare a giocare dentro ad un casinò virtuale comodamente da casa propria, ma c’è stato un tempo in cui non solo i casinò fisici erano una novità, ma anche dei luoghi per i privilegiati della società che potevano vivere nello sfarzo e nel lusso.

I Ridotti

Il termine “Casinò”, tramite cui riconosciamo ormai le sale da gioco, sta proprio a significare “piccola casa”.

Nella Repubblica di Venezia, a metà del diciassettesimo secolo, vennero alla luce i primi “ridotti”, delle vere e proprie case private il cui scopo era proprio il gioco.

Nel 1638 il governo veneziano prese la decisione di regolamentare ufficialmente questi luoghi permettendo così la nascita del primo casinò storico, chiuso successivamente nel 1774 e riproposto negli anni ’50, ma la crisi economica del tempo pose un drastico freno all’attività.

Vi erano all’epoca molti volti famosi che partecipavano ai giochi, specie nella sede del “ridotto” di San Moisè, nota per aver ospitato molti pittori famosi e persone illustri… e per impedire che le loro identità fossero svelate. Andare al casinò, infatti, non era cosa di cui vantarsi ed era consuetudine utilizzare le famose maschere veneziane per celare la propria identità. A questo modo, tutti erano liberi di partecipare alle feste fatte di ogni eccesso e le identità rimanevano comunque al sicuro. Il ridotto visse per 130 anni.

Dal Casinò di Sanremo

Nel corso degli anni la pratica del gioco d’azzardo fu spesso praticata in modo illegale o semi-legale, creando venendo associata a scandali e corruzione. Il gioco assunse un aspetto fatto di scalpori ed indecenze quasi fino alla fine XIX secolo.

Ci troviamo infatti a Sanremo e corre l’anno 1905 quando in Italia nasce il primo casinò ufficiale. L’Italia all’epoca si ritrovò arretrata dal punto di vista delle normative e regolamentazioni dei casinò dato che stava nascendo ufficialmente solo ora il primo casinò… e questo se molto faticoso trovare croupier autoctoni. Come fare?

Poichè in Europa avevano già preso piede molteplici strutture famose (di cui una ancora attiva dal 1762, “La Redoute di Spa” nella città di Spa in Belgio) non c’è da stupirsi che fu proprio dal Belgio che arrivarono i primi croupier del Casinò di Sanremo. Fu così che, seppur con lentezza e non poche difficoltà, il casinò riuscì ad aprire, ottenendo un degno successo.

La fama di questa struttura non tardò a far nascere nel 1921 un’altra sede casinò in Valle d’Aosta a Saint Vincent. Anche lì, come a Sanremo, persone dell’alta società potevano ritrovarsi a giocare rendendo così questa la sede più frequentata d’Europa del primo dopoguerra. Fu, inoltre, proprio qua che il casinò acquisì una allegoria di eleganza e sfarzosità.

Altro noto casinò, degno di nota fu il “Casinò di Campione d’Italia” sulle sponde del lago di Lugano. Inaugurato nel 1917, debbe il successo alle leggi fiscali speciali: trovandosi infatti a Lugano, visto che si fondevano le leggi; il casinò risiedeva su un territorio italiano, ma dentro al Canton Ticino quindi un’area svizzera.

Nel 1938 Venezia riprovò a proporre un altro casinò chiamato Casinò di Venezia. Situato in un luogo di immensa bellezza e cultura come il Palazzo Vendramin Calergi sul Canal Grande, non impiegò molto per divenire luogo di visita per molti volti noti e di nobile status.

L’avvento delle slot machine

Nel tempo, all’interno dei casinò ma anche indipendentemente, presero piede le famose slot machine. Note in quegli anni come “macchinette”, queste piccole scatole permettevano alle persone di tentare la fortuna grazie a dei rulli, più rudimentali di come li conosciamo oggi. La speranza era di veder comparire delle combinazioni di vari tipi di frutta (ad esempio 3 ciliegie) o campane. A seconda del gusto di frutta che si allineava, il giocatore avrebbe vinto qualche caramella o gomme da masticare a quel sapore.

Pochi sanno che però non furono i bar o i locali di intrattenimento i primi a introdurre le “macchinette”, bensì i meccanici che, per ingannare l’attesa durante le manutenzioni, offrivano uno svago ai propri clienti.

Ma come arrivarono le macchinette nei bar?

Partiamo dalla prima macchinetta: Inventata da Charles Fey, nacque a San Francisco. Caratterizzata dalla capacità di distribuire le vincite in modo immediato, si chiamava “Liberty Bell” e prevedeva una vincita massima di 50 centesimi. Solo molto tempo dopo, nel 1964 vede la luce la prima sua versione elettro-meccanica nominata “Money Honey” creata da casa Bally.

Visto il divieto ancora in vigore che impediva l’erogazione di premi in denaro, le slot machine di allora prevedevano oltre alle gomme da masticare e le caramelle la vincita di premi alimentari come pane, verdure ed altri ingredienti di uso comune.

Oggi le cose non stanno più così e le slot si trovano persino online. Attenzione però: I casinò online validi sono certificati dall’AAMS e offrono numerosi bonus e incentivi per godersi questo tipo di intrattenimento. Al posto delle gomme potrete vincere soldi e al posto della leva avrete il tasto play. Da quei primi casinò di strada ne abbiamo fatta.